Lasciare traccia di sé è un’azione spontanea per ogni bambino. Grazie allo stupore generato dalla traccia stessa, il gesto inconsapevole diventa mirato, progettato e pensato per lasciare un segno unico, il suo.
La relazione che si crea tra una sequenza motoria innata ed una visiva, si trasforma in un’armonia silenziosa fra i sensi e la mente. Essa genera un piacere sensoriale nel bambino che a volte si esprime con forza, quasi aggredendo la materia, possono essere colpi e sfregamenti sul foglio, tagli e buchi, gesti ampi dell’arco del braccio, oppure segni lasciati dal corpo o da altri oggetti che partecipano allo sforzo grafico.
L’impegno di chi educa è verso una progettualità che dia una maggiore libertà d’espressione al bambino, al suo corpo nello spazio, alla sua mente che “traffica” nell’esperienza.
L’osservazione, la ricorsività e la varietà delle esperienze, dei materiali, dei supporti, assieme alla ricerca sono le condizioni per sviluppare al massimo la forza inventiva e la realizzazione di uno stile personale in campo espressivo.
Quando si parla di ricerca non ci si riferisce al bambino che attinge tutto alla sua iniziativa e alle sue risorse, ci si riferisce ad una situazione formativa favorevole, in cui ci sono condizioni e mezzi per dare importanza alla pittura, al disegno, alla grafica, al modellaggio e ad altre forme espressive.
In primo piano ci sono inoltre la competenza culturale e metodologica dell’insegnante e la disponibilità, in misura adeguata, di spazio, attrezzature, tempo.
E a casa, cosa fate? Come vi ponete di fronte a questo tema? Vi leggiamo qui sotto!